LA STORIA
DELL’ U. S. EMPEDOCLINA

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Varie: commenti delle gare aggiornate settimanalmente.

Tutto è iniziato guardando vecchie foto in bianco e nero dell'Empedoclina. I volti di quei ragazzi che non conoscevo o di quelli che mi avevano dato emozioni vedendoli giocare, mi lasciavano in una situazione di pausa riflessiva. Come eravamo noi in quel periodo? Che ambizioni avevamo? Quale musica ascoltavamo? Ma quello che sento più forte, è l'odore di terra dopo o durante la pioggia, nell'aria calda dello stadio durante un incontro di calcio. Perché oggi sto sviluppando questo lavoro che da molto tempo mi portavo in mente, ma senza però riuscire a concludere? Il motivo principale è quello di riprendere la memoria per poter fare un collegamento fra ieri e oggi, ricordare tutto quello che la storia di una società come l'Empedoclina non ha mai avuto, un significato preciso, legato non tanto al valore della categoria calcistica, ma perché proprio oggi si stanno lasciando perdere quei valori che fra gli uomini si esprimono e si comunicano; come tutto quanto si trova nella memoria di chi ha vissuto esperienze nell'ambito calcistico con l'Empedoclina. Nella lettura di questa storia dell'Empedoclina, ci sono accostamenti con la storia del mondo. Può sembrare poco corretto accostare la vita di una piccola società di calcio con la storia vissuta da noi tutti nel cammino della nostra esistenza. Questo accostamento ci serve a ricordare nei vari anni, cosa succedeva nel mondo e in Italia, ricordando ad ognuno di noi un periodo della propria vita che può essere stato bello o meno, proprio come è la storia dell'umanità, di una grossa squadra di calcio, o di una piccola società siciliana chiamata Empedoclina.Con questo libro si riportano su carta quelle esperienze personali e testimonianze umane che si intrecciano, ma che bisognava fare in tempo a raccogliere, prima che andavano persi per sempre. 

   LA NASCITA

L'Unione Sportiva Empedoclina, nasce a Porto Empedocle intorno al 1933. Facevano parte di quella squadra i giocatori : Totò Pavia, Lullù Alletto, Riccardo Carusino, Luigi Attanasio, Carmelo Melluso, Saro Agrò, Totò Agrò, Tano Capraro, Luzzu Mazza, Pasquale Miccichè, Nenè Ciotta, Luzzu Bellomo, Francesco Fiorica, Ernesto Lo Presti, l'Ammiraglio Sciangula e Peppi Mirabella, che giocò in serie B con Foggia e Bari. Si sa ben poco però di quegli anni in cui l'Empedoclina calcistica incomincia a iscrivere il proprio nome nell'albo del calcio siciliano. Solo nel campionato 1938-39 si riesce a parlare concretamente di Empedoclina. E' il periodo dell'anteguerra, periodo triste per la storia d'Italia e in particolare per Porto Empedocle. L'Empedoclina partecipa al campionato di prima divisione e si classifica terza, dopo solo a squadre di grosso prestigio e valore calcistico come Juventina Palermo ( classificatasi al 1° posto ) , Marsala e fuori classifica il Palermo riserve, che all'occorrenza faceva giocare calciatori titolari squalificati della prima squadra. Era il periodo pionieristico e in quella formazione militavano giocatori di valore come Alletto, Grilletto, Cavicchioli, Lo Presti, Curto, Blundo, Milana, Ragona, Ristagno, Menichelli, Musumeci, Santacolomba, Mazza. Sui muri della sede dell'Empedoclina, gli slogan di incoraggiamento per la squadra erano delle filastrocche che restavano impresse nella memoria. Una faceva così:

Corri, corri littorina
Senza nafta e benzina
Se non segni mio
Ristagno Io mi lagno.

Dal 1940 e fino alla fine delle ostilità belliche, l'Empedoclina non potette più partecipare a campionati federali, perché il paese era in zona di operazioni di guerra e si può capire quali erano le condizioni di vita della popolazione, provata dalla fame e dai morti sotto le bombe nemiche. La miseria era tanta, al punto che qualcuno pensò di forzare il magazzino della società dove venivano custoditi gli indumenti di gioco. Per qualche periodo si vide in giro gente con addosso la maglia bordò-sesia di lana pesante dell'Empedoclina, a cui avevano tolto il numero dalle spalle ma era rimasto l'alone e quindi anche in questo modo non passavano inosservati. Ma la lana, specialmente nei mesi freddi era un indumento che dava conforto. Nel 1943 però a Porto Empedocle si erano costituite delle formazioni locali che davano vita a un torneo di calcio. Queste erano : la rappresentativa Studenti Medi, la rappresentativa Studenti Universitari e gli Intrallazzisti . Negli anni seguenti 1944-45, viene effettuato un altro torneo locale fra le squadre di estrazione politica. Queste erano: Virtus ( DC ), Proletaria ( PCI-PSI ), Diavoli Neri ( Destra ), Fiamma Azzurra ( apolitica ). In seguito, fra tutte queste formazioni, venne fatta una Rappresentativa Empedoclina che disputò partite amichevoli con il Piffero Blu di Agrigento.

   IL DOPOGUERRA

Nel 1949 a Porto Empedocle nacque l'Audax, squadra formata da elementi dell'azione cattolica, che partecipò a campionati federali giovanili. Il presidente fu il defunto Totò Gelardi. Nella stagione 1948-49, l'organismo generale per la gestione dei campionati regionali per la Sicilia, varò un nuovo assetto per le società dilettantistiche, strutturato nella seguente maniera: 5 gironi di prima divisione, composte dalle sei alle otto squadre partecipanti, ( le otto squadre meglio classificate, dovevano contendersi in una fase finale la leadership ). Nella stagione successiva, stiamo parlando del 1949-50, questa struttura venne modificata e assistiamo quindi alla formazione di: - Un girone di Prima divisione regionale - Sei gironi di Seconda divisione regionale. Bisogna sottolineare, che era un calcio prevalentemente "dopolavoristico" e lo conferma sia il modo di allenamento, che la preparazione alla partita della domenica. Pure il nome di certe società, portavano la denominazione di imprese di lavoro. Intorno al 1950, si ricostituisce l'U.S. Empedoclina che partecipa al campionato di seconda divisione 1950-51, classificandosi al penultimo posto. Nel torneo del 1951-52 l'Empedoclina è ancora in seconda divisione e al termine della stagione, si classifica al 2° posto, dopo il Casteltermini. Nel campionato del 1952-53 venne varato il campionato di Promozione Regionale a girone unico con 16 squadre, mentre i gironi di prima divisione diventano due e quelli di seconda divisione quattro. L'Empedoclina in quell'anno finisce al terzo posto del girone D nel campionato di seconda divisione. Nel campionato successivo 1953-54 partecipa alla prima divisione, concludendolo al terzultimo posto. Arriviamo al campionato 1958-59 torneo di seconda categoria. L'Empedoclina si classifica al quintultimo posto e anche questa volta cessa l'attività calcistica. Ancora una riforma nel 1959-60. Il campionato dilettantistico viene diviso in due tronconi geografici.

   LA RINASCITA

Nel mondo: Ottobre 1964. La Cina comunista ha fatto esplodere nel poligono di Lop Nor la sua prima atomica. Le Olimpiadi di Tokio per la prima volta vengono seguiti in diretta Tv in tutto il mondo grazie ai satelliti artificiali. Il 1964 è l'anno della vera rinascita dell'Empedoclina. Viene costruito l'attuale stadio comunale di via dello Sport. Il Comune chiede al CONI un finanziamento di 15 milioni con un mutuo senza interessi per 15 anni. Il progetto prevede: campo di gioco con manto erboso delle dimensioni di 100 per 50 metri, uno spogliatoio e la rete di protezione per l'intero perimetro. Il muro di cinta e le gradinate vengono costruite in seguito con fondi comunali. Il progetto viene firmato dall'Ing. Velio Cuffaro e redatto dall'ufficio tecnico del comune. Il Direttore dei lavori è stato Umberto Randisi. Lo stadio viene intestato con delibera comunale, alla memoria dell'arbitro federale di Porto Empedocle Raffaele Barbato, morto in guerra durante il secondo conflitto mondiale. Fino ad allora la società marinara non aveva un suo stadio e bisognava recarsi alla vicina Agrigento per disputare le gare casalinghe, ma anche per allenarsi durante la settimana.

Nel dicembre del '64 Saragat viene eletto Presidente della Repubblica. Per il campionato 1964-65 la società calcistica Libertas Empedocle, costituitasi nel 1957 disputando con onore i campionati provinciali giovanili Juniores ed Allievi vincendo diversi titoli provinciali, cambia denominazione in U.S.Empedoclina e viene iscritta al campionato di prima categoria, disputando l'ultimo campionato ad Agrigento. Per l'inaugurazione dello stadio, viene invitata la società Roma di Agrigento; il risultato di quella partita fu di 2-2. E' il periodo in cui emergono giocatori come: Morreale, il Dott. Giuseppe Di Betta e il fratello Elio, Lo Presti Pasquale, Lazzaro, Paturzo, Gagliardo, Totò Sciangula, Gucciardo, Ciulla, Cretella, Forte Tonino, Forte Alberto, Franco Mirabella, Riguccio Michele, Portera, Miccichè, Vella Pino, Peppuccio Butera,Vincenzo Falzone. Gli agrigentini: Curto, Lo Scalzo, Camera, Riggio, Pennino, Gelardi, Preti, Messina, Alletto (stinnicchiato). I realmontini: Miceli e Alletto. I campofranchesi D'Agrò, Lo Manto e Lo Curlio. Collaboratore principale del Sig. Sciangula nella Libertas è stato il Rag. Sicurelli Giuseppe, valente preparatore atletico. Valido segretario dell'Empedoclina sino al 1978, fu il compianto Agostino Marrale. Lo era stato precedentemente della Libertas dal 1956 al 1965. La sua competenza aggregata alla dote di saggezza e di comportamento nei confronti dei giocatori e dei dirigenti. Dopo l'omologazione dello stadio, la prima gara ufficiale disputata fra le mura amiche, fu Empedoclina-Esakalsa ; era il 04 novembre e il risultato fu di 1-0 per l'Empedoclina con rete di Carta. Nella stagione 1965-66 l'Empedoclina giocò in casa dopo venticinque anni di assenza, vincendo il torneo di prima categoria girone D con quarantadue punti. Il girone era formato da tredici squadre, di cui facevano parte: Campofranco, Licata, Caltagirone, ecc…L'Empedoclina vincendo il torneo passa in Promozione, allora chiamato Dilettanti. In quel campionato perse una sola partita a Niscemi per 2-1. Nel campionato 1966-67, viene tolta l'erba dal terreno di gioco, perché necessitava di molta manutenzione che non era possibile fare. Per effettuare i lavori l'Empedoclina giocò ancora ad Agrigento.

Arriviamo all'anno 1971. Nel gennaio si dividono i Beatles. In questo periodo le continue assemblee del Presidente della Federazione Dilettanti Siino con i responsabili delle società, si basano per la prevalenza sul falso dilettantismo praticato da diverse società di calcio. Le retribuzioni ad allenatori e giocatori, erano abbastanza congrue, per cui molti di questi protagonisti venivano a giocare nelle categorie dilettanti, percependo compensi che permettevano loro, di vivere di solo calcio. Questo si poteva accettare fino a quando però, il pubblico rispondeva in massa riempiendo gli spalti degli stadi, mentre allo stesso tempo il calcio diveniva veicolo di propaganda commerciale e politica per alcuni Presidenti e Dirigenti. Nel campionato 1969-70 l'Empedoclina partecipa al campionato Dilettanti nel girone B e si classifica al terzo posto dopo solo ad Avola ( promossa ) e Megara A. Nel maggio 1973 la Juventus vince il suo quindicesimo scudetto andando a vincere a Roma. Per il campionato 1973-74 il Presidente Traina Francesco, affida all'allenatore Lucentini una squadra formata da giocatori del calibro di: Di Mora, Quartararo, Marullo, Ciancimino, Muratore, Indelicato, Prestia e Festa ( per citarne alcuni ), dando il via al ciclo più bello e appassionante della storia dell'Empedoclina. In quel girone A di Promozione, la squadra di Porto Empedocle si classificò terza con trentaquattro punti, solo dopo a Terranova e Alcamo che chiusero con quarantasei punti e disputarono lo spareggio ( vinto dal Terranova ) per accedere alla serie superiore. Nel campionato 1975-76, avvenne un drammatico incidente che coinvolse dei tifosi dell'Empedoclina al seguito della squadra in trasferta a Canicattì. Era il 09 nov. 1975 e c'era molta euforia nell'ambiente. Se l'Empedoclina riusciva a vincere scavalcava in classifica il Canicattì. La partita non fu delle più belle, si perdeva per 1-0 (poi risultato finale), ma il pubblico locale si faceva notare per il continuo lancio di ombrelli in campo e roba di altro genere, che avevano fatto sdegnare gli spettatori dell'Empedoclina, che ancor prima della fine della partita lasciavano già lo stadio. In una macchina che stava facendo ritorno a Porto Empedocle, viaggiavano : Calogero Volpe, Tuttolomondo Francesco, Alongi Alfonso, Barba Salvatore e Caruana Giuseppe. Improvvisamente da una trazzera vi fu una macchina che stava uscendo a marcia indietro. L'autista non riuscì ad evitare l'impatto e l'auto degli empedoclini venne speronata. L'incidente fu abbastanza grave e ne furono testimoni anche gli altri empedoclini che nel frattempo passavano dal luogo dell'accaduto. Nel paese ci fu una grande sensibilizzazione, avvenne una raccolta di sangue per aiutare i più gravi; purtroppo però per Alongi Alfonso non ci fu niente da fare. Gli altri restarono ricoverati in ospedale per diverso tempo e ancora oggi qualcuno mostra sul proprio corpo il ricordo di quel drammatico giorno. Alongi, il giorno del funerale, venne portato a spalla dai giocatori dell'Empedoclina e la sua bara fu ricoperta con la bandiera granata.

Marzo 1978 viene rapito il Presidente della DC Aldo Moro. L'Empedoclina nel campionato 1978-79 girone A di Promozione, sfiora il salto di categoria mai riuscito nella sua storia. Si classifica al secondo posto dopo la Nissa di Caltanissetta, riuscendo negli scontri diretti a vincere in casa per 2-1 e a pareggiare in trasferta 1-1 dopo aver condotto in vantaggio fino a qualche minuto dal termine dell'incontro. Grandi folle di tifosi seguivano in quegli anni le trasferte dell'Empedoclina, quasi mai delusi dalle prestazioni della squadra. A quel girone partecipavano grosse società come il Favara, il Cantieri Navali, il Castellammare, il Licata, il Ravanusa, la Termitana ecc. Presidente dell'Empedoclina era il cavaliere Sessa, che non aveva badato a spese per allestire una squadra competitiva, affidandola alle mani sapienti dell'allenatore Annaro. Milazzo, LoBrutto, C. Hamel, Barbadoro, Festa, Marullo, Prestia, Cipolla, Indelicato, Cortese, Rivellini e Reina furono la base solida degli anni migliori dell'Empedoclina. Reina Claudio nel 1978 aveva 21 anni e la sua storia lasciò il segno nel ricordo dei tifosi e nella società. Il suo ruolo era centrocampista e veniva da Trapani. Era considerato a ragione un "gioiello". Ma una visita medica ne riscontrò una malformazione al cuore e sembrò perduto per il mondo del calcio. Il Presidente Sessa lo fece consultare dai migliori medici specialisti e dopo la grande paura Reina ritornò a giocare agli ordini del mister Annaro. L'Empedoclina nella sua lunga storia calcistica, grazie a un buon vivaio, forma a getto continuo grandi talenti locali che hanno alterne fortune in società di grosso nome e importanza calcistica. Uno dei primi di questi giovani calciatori è stato Oreste Morreale, ceduto all'Akragas all'età di 18 anni. Riuscì a disputare sedici partite in serie C, ma un duplice brutto infortunio alla spalla gli precluse la carriera calcistica. Benito Filippazzo si è affermato in campo nazionale giocando in serie C con l'Akragas diversi campionati. Ingaggiato dal Catania disputò una partita di Coppa Italia a Bergamo contro l'Atalanta, proveniva dal vivaio dell'Empedoclina. Falzone, ceduto al Terranova in quarta serie. Giovanni Iapicone venne ceduto al Varese in serie B. Riccardo Filippazzo, approdato alla Fiorentina in serie A. Farruggia al Ragusa in seie D. Prestia al Mazara in serie D. Di Emanuele e Bennardo al Modica in quarta serie. Policardi al Canicattì in quarta serie. Portelli alla Folgore di Castelvetrano in quarta serie. Raimondo Filippazzo al Siracusa. Fabio Hamel, giocò in serie C con il Licata di Zeman. E poi Andrea Milazzo, Unico Empedoclino a vestire la maglia da titolare nella Nazionale dilettanti. Questi giocatori hanno rappresentato il calcio empedoclino e sono stati solo quelli di maggior spicco, ma per chi ha avuto grosse possibilità per il loro valore calcistico, molti altri anche se meritevoli non hanno avuto l'opportunità.

Arriviamo al campionato 1981-82. L'Empedoclina vive un campionato sfortunato. Si classifica quartultima con ventisei punti nel girone A di Promozione e deve fare lo spareggio con l'Orlandina, anche questa quartultima del girone B, per non retrocedere in prima categoria. Il mister Sanfilippo Salvatore riesce a impostare una buona formazione, ma il goal salvezza arriva solo verso la fine ( 78' ). C'è grande euforia per lo scampato pericolo, ma nubi scure si addensano all'orizzonte a minacciare il cammino dell'Empedoclina. Nel luglio dell'82 assistiamo a caroselli di auto, sfilate e tricolori, in un Italia che esplode in una notte di follia: allo stadio Barnabeu di Madrid, gli azzurri hanno vinto per la terza volta il campionato del mondo di calcio battendo la Germania Ovest per 3-1. Nel campionato 1982-83 l'Empedoclina si classifica penultima con sedici punti realizzati e dalla Promozione retrocede in prima categoria. Intanto il Comune ha pensato di far costruire nuovi spogliatoi, più funzionali e spaziosi, con una struttura che comprende locali di segreteria e magazzino. Dopo due campionati trascorsi in prima categoria, il primo concluso al quarto posto e il secondo con la promozione, l'Empedoclina ritorna di gran carriera nel girone di Promozione. La gestione della società nel frattempo era passata al Presidente Siracusa Pietro, coadiuvato fra gli altri dai signori Di Marco e Deleo membri del Direttivo. Questa promozione è troppo dispendiosa per le casse della società che non riesce più a mantenere la stabilità economica e nel torneo 1985-86, la compagine marinara si classifica all'ultimo posto retrocedendo in prima categoria. C'è ancora reazione per poter risollevarsi dalla polvere dove è caduta, anche perché dirigenti appassionati lavorano per il bene della società. Dopo aver sfiorato la promozione al primo anno di prima categoria, viene ottenuta l'anno successivo con la presidenza di Calogero Gucciardo, allenatore Firicano e giocatori di esperienza come Iapicone Giovanni, Ciancimino, Carlo Hamel, Rivellini, ecc…

    LA CADUTA

L'Empedoclina si mantiene a buoni livelli di rendimento per altri tre campionati di Promozione, poi la Lega nel campionato 1991-92 vara due gironi di Eccellenza a cui prendono parte di diritto tutte le società che militano in Promozione, mentre vengono portati a tre i gironi di Promozione, a sei quelli di prima categoria e a dodici quelli di seconda categoria. L'Empedoclina al secondo anno di militanza in " eccellenza " retrocede, iniziando quella fase discendente a cui nessuno riesce più a porre rimedio. Abbandonata da chi poteva gestirla non trovandosi più nella situazione economica ideale. Abbandonata dagli amministratori comunali che dimezzano o tagliano quasi completamente il contributo annuale. Abbandonata da diversi giocatori che aspettando inutilmente il compenso pattuito all'inizio del campionato, l'Empedoclina rinuncia a disputare due gare, viene penalizzata di un punto per ogni gara e alla fine del campionato 1992-93 viene retrocessa in Promozione. Nel campionato successivo 1993-94 si classifica al quattordicesimo posto, effettua lo spareggio con il Terranova e lo perde. Dovrebbe retrocedere ancora, ma nel frattempo il Presidente in carica Crapanzano si dimette e prende in mano le redini della società Speranza Giuseppe, che cerca subito di mandare una lancia di salvataggio all'Empedoclina; sostenuto dalle promesse economiche poi non corrisposte dal Sindaco Gibilaro, si impegna a far ripescare la società confermandola nel campionato di Promozione. L'operazione porta solo un indebitamento eccessivo e inutile, perché l'Empedoclina si classifica all'ultimo posto e retrocede ancora una volta in prima categoria. Con la delibera del Consiglio comunale n° 85 del venti settembre 1994, viene votata a maggioranza la rinomina dello stadio di Via dello Sport al giovane Vincenzo Collura, già giocatore dell'Empedoclina e morto per un incidente sul lavoro. La cittadinanza che ha reso tributo di stima e affetto, ha fatto pervenire in data 26/5/1994 una petizione sottoscritta da 1.100 cittadini empedoclini che chiedono di dedicare lo Stadio Comunale alla memoria dell'atleta scomparso. Nella seduta il Consigliere Orazio Guarraci enuncia il punto all'Ordine del Giorno e ribadisce le motivazioni . Dopo dibattito si passa al voto. La maggioranza, 13 Consiglieri su 20, approva la rinomina dello stadio. Assistiamo in questi ultimi anni ( 1996-97-98 ) a una militanza in prima categoria che comporta tre campionati trascorsi verso il fondo classifica raggiungendo la salvezza solo nelle ultime gare di campionato. Il Presidente Speranza, unico responsabile delle sorti e gestioni della società, è troppo solo per poter mantenere alto il blasone dell'Empedoclina che al terzo anno consecutivo di militanza in prima categoria nel campionato 1997-98 sfiora anche la retrocessione in seconda categoria. L'Empedoclina si classifica al penultimo posto assieme allo Sciara e le due squadre debbono fare lo spareggio in campo neutro per la permanenza in prima categoria. L'allenatore Soglia abbandona la squadra e così lo spareggio viene gestito dal direttore tecnico Sanfilippo Salvatore, che essendo allenatore di esperienza, avendo trascorsi di non lontana memoria con un altro spareggio abbastanza sofferto, quello con l'Orlandina. E' scritto nel destino quello che l'uomo costruisce con la sua opera.


Il 17 maggio a Casteltermini una tempesta d'acqua e fulmini si abbatte sul paese un'ora prima della partita. Si riesce a giocare al limite dell'impraticabilità, perché il terreno di gioco era divenuto un pantano. L'Empedoclina riesce a vincere per 2-1 dopo una sofferta partita condotta sempre in vantaggio, ma con lo spettro dei tempi supplementari. Alla fine della gara negli spogliatoi non ci sono trionfalismi. Si deve già guardare al futuro. Ed ecco che il futuro è già davanti alla porta e diventa presente. Il presidente Speranza riuscendo ad ammortizzare i debiti accumulati negli anni di gestione, cerca di dare una svolta positiva all'Empedoclina. Mette quindi nelle mani dell'esperto Di Benedetto le sorti della squadra. L'allenatore ha trascorsi ed esperienze di giocatore in società semiprofessioniste e mette la sua professionalità nell'allestire un'ottima formazione. Fa effettuare una preparazione al campionato e usa metodi di allenamento che da moltissimo tempo non si vedevano svolgere sul terreno del "comunale". Circondandosi di gente esperta e di giovani di buon valore, Di Benedetto riporta l'Empedoclina nelle prime posizioni della classifica di 1^ categoria. Accumula vittorie e ottime prestazioni sia in casa che in trasferta, memorabile quella ottenuta a Piazza Armerina per 3 a 1. Ma si cambia ancora, ed arriviamo all'ultimo campionato del millennio. Questa volta la dirigenza è decisa: si punta alla promozione senza mezzi termini. Il direttore tecnico e il presidente vogliono andare sul sicuro e scelgono uomini vincenti ed esperti. L'allenatore Militello chiede ai giocatori determinazione e concretezza. L'avvio del campionato però non è dei migliori a causa dell'indisponibilità dello stadio, chiuso dalla "commissione turismo e spettacolo" per il mancato adeguamento alle norme CEI a cui i tecnici responsabili del Comune non avevano provveduto. L'Empedoclina deve disputare quasi tutte le partite interne del girone di andata in campo neutro. Si ha qualche battuta di arresto, che alla fine costerà cara, ma poi una marcia irresistibile porta in vetta alla classifica la squadra di Porto Empedocle, che ha in Massimo Biancola leader e grande realizzatore. Viene superato con una formazione rimaneggiata il Fincantieri di Palermo rimasto ultimo ostacolo alla promozione e poi via spediti verso il traguardo. Siamo all'ultima giornata di campionato, si intravede la serie superiore, sembra fatta, ma proprio all'ultimo gradino si inciampa e si cade, mentre la squadra palermitana vince sul filo di lana alla distanza di un solo punto. E' una grande delusione, ma si cerca di avere una reazione cercando di vincere i play- off. L'Empedoclina è prima nel proprio girone, ma poi cala la concentrazione, le forze si esauriscono e finisce a Sciacca contro il Camporeale il sogno promozione. Sembra tutto compromesso, ma il presidente Speranza non vuole darsi per vinto e tenta la carta del "ripescaggio". Passano i giorni aspettando dalla Lega la decisione. Finalmente il 21 luglio la sentenza: l'Empedoclina dopo cinque campionati in 1^ categoria fa ritorno in "Promozione". Abbandoniamo un'era, un'altra se ne apre. E' il tempo di internet. L'Empedoclina nasceva intorno al 1933, oggi è nel nuovo millennio, la storia continua.

    IL NUOVO SECOLO

Internet la finestra sul mondo.
Nasce il primo sito per l'Empedoclina "digilander.libero.it/empedoclina1" realizzato da Franco Lazzara con la collaborazione tecnica di Raimondo Marullo. E' un altro importante passo avanti per far conoscere la nostra storia e nello stesso tempo farla ricordare a chi ha amato l'Empedoclina. Infatti all'autore tramite posta elettronica arrivano comunicati da ogni parte d'Italia e anche dagli Stati Uniti D'America.

Inizia il campionato di "promozione" 2000 - 2001. L'allenatore Lillo Capraro mette assieme un buon gruppo che senza tentennamenti si avvia subito bene e termina il campionato conquistando un meritato quarto posto. Purtroppo nei play-off pur vincendo in casa con il Licata, nella gara di ritorno per differenza reti siamo fuori.
E’ un periodo molto positivo per la società granata che gestisce il campionato di promozione con una grande maggioranza di giocatori “marinisi”, ma al solito la situazione economica la fa da padrona e per prima cosa l’accordo con il mister Capraro non viene confermato. Non cambia di tanto la situazione. Viene data a La Corte la responsabilità di gestire la squadra nelle vesti di giocatore – allenatore. Le cose non è che vanno poi tanto male, l’Empedoclina si mantiene in questo campionato 2001 – 2002 a metà classifica fino a quando una batosta subita con la Barrese (6 a 1) non fa cambiare le cose. Si, sicuramente qualcosa si era rotto; così nel mese di dicembre viene richiamato alla guida della squadra Lillo Capraro, che tanto bene aveva fatto nella sua gestione. L’Empedoclina raggiunge a fine campionato un tranquillo e meritato settimo posto in classifica, mentre il presidente Speranza con il segretario Santamaria vola a Roma a ricevere dalle mani del presidente della F. I. G. C. Franco Carraro alla presenza dell’intero staff federale, l’attestato di benemerenza per la storica società granata con oltre cinquanta anni di ininterrotta attività agonistica. Fra successi, amarezze e promozioni è un riconoscimento che da stimolo a tutta la società per poter ripartire ancora ed essere protagonista nei campionati dilettantistici.

Si cerca di cavalcare l’onda cercando di mantenere per quanto possibile un assetto di squadra che non dia grossi problemi. Questo è il concetto e l’approccio al nuovo campionato 2002 – 2003, ma le cose non vanno sempre come uno se li propone. Dopo una buona partenza in coppa Italia, dove si superano i primi due turni, inizia il campionato ma l’Empedoclina non riesce a staccarsi mai, anche nel proseguo, dalla zona bassa della classifica e la società volendo dare una svolta alla situazione precaria ne fa subire le spese all’allenatore Capraro che a dicembre viene sostituito da Lillo Farruggia. E’ un ritorno, quello del ragazzo lanciato giovanissimo dalla società granata in una fortunata carriera calcistica, ricolmo di orgoglio e reazione. Si conquista qualche posizione ma alla fine del campionato non si può fare a meno di andare a disputare i play out sul campo neutro di Licata contro l’Acate. E’ uno spareggio che si ricorda anche per la partita fatta disputare due volte. Una volta pareggiata 2 a 2 e la seconda vinta per uno a zero con rete di Piruzza. Il motivo della ripetizione della gara che il risultato di parità bastava alla salvezza dell’Empedoclina meglio classificata, non andò giù agli avversari che fecero ricorso per un improbabile errore di numero maglia non riconosciuta. In un primo tempo il giudice sportivo decretò la ripetizione della partita, ma la società granata si appellò alla CAF e quindi spese avvocatura che da soli costarono cinque milioni di lire e ancora: trasferta, ritiro e partita ripetuta con vittoria finale. Però il finale non fu quello, perché dopo un paio di giorni dalla fine della seconda partita arrivò il responso definitivo. La gara finita 2 – 2 era quella valida e regolare, quindi tutto il resto fu di contorno.


La salvezza conquistata con tanta ansia e apprensione fa cambiare il vento in seno alla società granata. Movimento ed euforia per le positive novità è quello che si respira nell’estate empedoclina. Il presidente Speranza da tempo lasciato solo a sostenere le sorti della società, viene ad essere appoggiato da una cordata di imprenditori, con l’ex assessore provinciale Paolo Ferrara che prende la carica di presidente onorario, stilano un ambizioso programma a termine di tre anni con l’intendo a raggiungere la promozione in serie D alla fine del terzo anno. Confermato Farruggia come allenatore, vengono portati nelle file granata giocatori come Bonvissuto, Sclafani, Iacono, Minio . . . solo per citarne alcuni, che accettano l’ambizioso progetto dell’Empedoclina. La presentazione al palazzo comunale della società granata al cospetto del sindaco Paolo Ferrara e della sua giunta è una festa, fra interviste e telecamere gli increduli tifosi e curiosi non credono ai loro occhi. Ad allietare il già clima festoso, va la presenza massiccia dei gruppi “giovanissimi e allievi” con tutti gli allenatori della scuola calcio a dimostrazione della continuità nella speranza posta al settore giovanile da sempre prolifico nella storia della società.

La partenza del nuovo campionato è molto positiva e già all’inizio si delinea l’andamento di questo girone che vede Carini ed Empedoclina a primeggiare. Alla società però l’atteggiamento difensivista di Farruggia specialmente nelle gare esterne da dove arrivano pochissime vittorie che creano un vuoto abissale fra la prima Carini e l’Empedoclina scivolata al terzo posto superata anche dal Bagheria non piace. Il 24 gennaio 2004 Lillo Farruggia si dimette e a prendere il suo posto è un altro empedoclino, Raimondo Filippazzo, che dando un assestamento alla squadra anche con qualche rinforzo, inizia a macinare vittorie, supera il Bagheria e si avvicina inesorabilmente al Carini. Riesce solo la disastrosa trasferta del confronto diretto col Carini finito 6 – 0 a sancire la prima promossa in eccellenza. Resta comunque la carta dei play-off per raggiungere la sospirata promozione. Va sottolineato pure il traguardo delle 19 realizzazioni ottenute da Accursio Sclafani, capocannoniere del girone D.
Si festeggiano i 70 anni di vita di una delle più datate squadre della Sicilia: l’Empedoclina. Sono dei festeggiamenti sobri, semplici, senza niente che possa fare particolare clamore, proprio in vista degli impegni prossimi che potrebbero distogliere la concentrazione. Si organizza un incontro di calcio con le vecchie glorie di Akragas ed Empedoclina; così si rivedono a Porto Empedocle i vari: Di Mora, Indelicato, Pasquale Forte, Di Emanuele, Ferrigno, Posante, Riccardo Filippazzo, Muratore, Cipolla, Sergio Iapicone per l’Empedoclina, mentre Galia, Catalano, Di Benedetto, Longo, Nobile, Colucci e altri ancora per l’Akragas. E’ tutto un rinvangare vecchi ricordi, specialmente per quelli di parte granata.
In quel di Partanna, stadio designato per la prima gara dei play-off, ci si arriva con la consapevolezza del doppio risultato a disposizione. Questo sicuramente fu determinante per gli uomini di Filippazzo, che in campo contro il Petrosino pensavano di risolvere l’incontro in qualsiasi momento. Anche la parte più calda del pubblico fece la sua parte negativa, offendendo per tutta la gara il collaboratore dell’arbitro a due passi sotto la gradinata. Il Petrosino segnò la rete che gli concedeva il passaggio del turno e quando l’Empedoclina nell’ultima azione della partita riuscì a mettere la palla dentro la rete, il segnalinee gustò la vendetta facendo annullare la realizzazione. Si scatenò una ressa di giocatori contro il collaboratore del giudice di gara che riuscì a rimediare qualche ceffone nella mischia. Intervenuti i dirigenti dell’Empedoclina subito tutto si placò. Così il responso: cinque anni di squalifica a testa per Alessio e Massimiliano Spataro, uno per Carmelo Stagno e tre giornate di squalifica per Bonvissuto, Sclafani, Termini e Grilletto.
Fu difficile andare a ricucire una situazione che sembrava compromessa per la società, che vedeva sfumare già nel primo anno il progetto da realizzare. Si tentò così ancora la carta del “ripescaggio” consapevoli dei titoli in possesso, per partecipare alla graduatoria di ammissione al campionato di eccellenza. Il Consiglio Regionale, riunitosi in data 14 luglio 2004 deliberò l’ammissione nel campionato di eccellenza con punti 114 per l’Empedoclina.

Fra l’ascesa della destra al governo italiano, l’entrata della moneta unica nei paesi dell’€uro, la guerra di Bush a Saddam Hussein che coinvolge anche il nostro Paese; la piccola Empedoclina inizia un nuovo campionato. Primo passo l’allenatore. Arriva Peppe Catalano, ex giocatore di Messina, Udinese ed Akragas, una certezza. – Arrivo sulla fiducia reciproca, dopo aver recepito la serietà dei dirigenti. Così dice lui, e da una base si costruisce la squadra per il campionato 2004 – 2005. Gli innesti di Manganello, Butticè e Dario Forte in difesa, Montagna e Di Piazza a centrocampo, con l’apporto di Rosario Cinquemani in attacco, ecco configurarsi la nuova squadra. L’inizio è un poco difficile, ma con il lavoro, il rientro dalle squalifiche e l’impegno di tutta la società, riescono a portare l’Empedoclina a ridosso delle prime in classifica e già i propri sostenitori sognano un probabile salto di categoria. Tante soddisfazioni si prendono Catalano e compagni. Battere l’Akragas, fermare la Nissa, sfiorare la vittoria, se non fosse stato per l’arbitro a regalare un calcio di rigore, alla capolista Campobello di Mazara; vincere il derby con il Pro Favara, ecc. ecc. Si, un campionato come matricola e rivelazione nello stesso tempo. Altri fattori purtroppo influenzano il percorso della squadra del presidente Speranza. Contro il Carini, quando già l’Empedoclina sta vincendo per uno a zero, viene concesso dal segnalinee un rigore che nessuno aveva visto, neppure l’arbitro. Questo episodio fa perdere la tranquillità ai giocatori, che immediatamente subiscono un’altra rete, la sconfitta e la furia dei tifosi, che alla fine della gara effettuano una invasione di campo che diviene il crollo a quanto di buono avevano costruito la società con i giocatori e l’allenatore. Il verdetto del giudice sportivo è nefasto. Nove mesi di squalifica per lo stadio “Vincenzo Collura”. Tutte le partite da giocare in trasferta, sarebbe stata una mazzata tremenda per qualsiasi società. Ma l’Empedoclina regge abbastanza bene. Mentre sta scorrendo un altro campionato, muore Papa Giovanni Paolo II. Durante l’agonia del Santo Padre, in suo rispetto vengono sospesi tutti i campionati che si stavano disputando.Si arriva all’ultima gara di campionato in casa dell’Akragas. Una vittoria consentirebbe di disputare i play off, mentre una sconfitta ci porterebbe alla lotteria dei play out. E’ una gara dal tono nervoso molto elevato, ma alla fine è pareggio ed Akragas e Empedoclina si collocano nella fascia di metà classifica, quella che consente anche la tranquillità economica.

Pensare a migliorarsi, è per una società che vive in buona salute, un obiettivo minimo; a maggior ragione per l'Empedoclina, che si era posta una programmazione a scadenza triennale.
Dopo tanti anni alla guida della società, il nuovo direttivo crea un assetto diverso, ponendo Giuseppe Speranza non più alla presidenza, ma a una carica di riguardo come quella di presidente onorario. La politica degli "empedoclini per l'Empedoclina" mette alla porta l'ottimo tecnico Catalano. L'allenatore Fortunato Policardi, poco prima dell'inizio del campionato, per divergenze con la società, lascia la guida della squadra; al suo posto viene chiamato Lillo Farruggia. L'Empedoclina parte alla grande, vincendo contro Raffadali, Pro Favara, Trinacria Gela e Palazzolo (per ricordarne alcune). Alla fine del girone di andata, i granata si ritrovano fra le prime in classifica. Il girone di ritorno invece, fra sfortuna e malumori diventa un disastro. L'Empedoclina perde posizioni su posizioni e la classifica ogni settimana si va facendo sempre più difficile. Ogni gara diviene un esame per il suo allenatore che alla fine deve dimettersi, non trovando più soluzioni per ridare fiducia alla squadra. Allora dal 14 marzo in poi, viene richiamato a raddrizzare le cose quel Peppe Catalano scartato ad inizio campionato. Catalano con tutta la rosa della squadra, anche se con la gara dei play out disputata a Caltagirone contro il Rosolini e vinta alla grande per tre a zero, riesce a salvare l'Empedoclina; mentre i dirigenti della società cercano una via di uscita, consegnando a Peppe Deni ex patron di Akragas e Pro Favara, le sorti della gloriosa squadra marinara, ancora prima della fine del campionato che si stava svolgendo.

Il 25 aprile dalla finestra di questo sito, quando la nuova società si stava insediando, scrivevo questi pensieri: "Guardiamo ieri. Un presidente operaio che mantiene per quasi dieci anni una società, stabilizzando il massimo delle ambizioni in un campionato di "promozione". I tempi cambiano certo, ma l'Empedoclina la vedrei invece collocata al massimo a competere nel campionato di "eccellenza"; magari vedendola sempre fra le prime cinque e non pensando di potersi bruciare in ambizioni che non sopporterebbe in un contesto sociale nel quale si sta vivendo a Porto Empedocle in questi anni. I nostri giovani vanno a cercare lavoro al nord, chiudono le fabbriche, il porto è in piena crisi e non girano più soldi come succedeva negli anni sessanta e settanta. Guardiamo quindi la realtà, perchè di solito il calcio rispecchia sempre la società nella quale si vive".


Inizia il campionato 2006 - 2007, consapevoli che l’Empedoclina sta vivendo un periodo nero, risultante degli ultimi anni di precaria gestione societaria. Quando alla fine dello scorso campionato Deni rilevava la società uscente, si era avuto un barlume di speranza che le cose potessero mettersi in sesto, purtroppo così non è stato. Durante la preparazione estiva, molti grossi nomi giravano nell’ambiente e i tifosi sognavano. Ci si è svegliati con una rosa di giocatori limitata al massimo, e i risultati di questo campionato non hanno avuto più significato. I problemi erano altri. L'Empedoclina rischiava di sparire, perchè Deni, dopo aver fatto allontanare completamente tutti i giocatori, si preparava a vendere il titolo sportivo. L'intervento dell'amministrazione comunale con il Sindaco Firetto, facevano da tramite per una contrattazione che vedeva nella controparte, l'interessamento a salvare l'Empedoclina di Fortunato Policardi e Raimondo Filippazzo, dagli interessi esclusivamente personali ed economici di Giuseppe Deni. Dopo una tormentata contrattazione, che tiene con il fiato sospeso chi ama veramente l'Empedoclina, si riesce a riportare la squadra granata agli empedoclini. Policardi fa mezzo passo indietro, rimanendo solo responsabile del settore giovanile con la scuola calcio, mentre Filippazzo inizia a costruire le basi per il rinnovo della società.

Nel frattempo il campionato va avanti, e dopo che l'allenatore Catalano, lascia nelle mani del suo "secondo" De Rosa la squadra composta ormai da juniores e allievi, si cerca di portare al termine il campionato di eccellenza, con il solo scopo di far fare esperienza ai giovani e onorare il campionato. A dire il vero, si avvicinano di propria spontanea volontà e senza pretesa di compenso economico, solo per dare man forte, i giocatori: Sclafani, Ferrara Calogero, Mercante, i fratelli Trupia, Ballone e Ciulla Gabriele; mentre avevano deciso di restare nelle file granata: Amella e Ruvio.

Il campionato di promozione 2007 - 2008, inizia con buoni propositi. Si rafforza la rosa con alcuni giocatori empedoclini, perchè di soli empedoclini è composta la squadra, più i ragazzi provenienti dal vivaio. La società è stabile, non ha debiti e viene fatto tutto in economia per affrontare un campionato con lo scopo di salvarsi senza soffrire. Questa è la linea da seguire e lo ripetono spesso il presidente Giorgio Lo Presti e l'allenatore Raimondo Filippazzo. Ma a campionato inoltrato i risultati mancano, si precipita sempre più in basso nella classifica. E' chiaro che ci vorrebbero dei rinforzi, specialmente in attacco, ma ciò non avviene. I componenti della società ritengono di non sprecare ulteriori risorse economiche per rinforzare la squadra, pensando che anche con una retrocessione, effettuando richiesta di "ripescaggio" si riesca a salvare una stagione.

   LA FINE

La realtà molte volte è diversa da come vorremmo che i fatti possano accadere o programmare, a maggior ragione, quando ci si aspetta che "altri" possano risolvere i problemi economici. L'obiettivo minimo viene raggiunto, non essere retrocessi direttamente. E' una rete all'ultimo istante contro al Corleone che porta l'Empedoclina ad andare a disputare lo spareggio retrocessione contro il Raffadali sul campo neutro di Favara in una gara singola. Anche se la volontà dei ragazzi non manca, i valori in campo sono molto diversi. L'Empedoclina deve solo vincere per salvarsi, ma perde. Allora i pensieri vanno tutti a come impostare la "pratica ripescaggio" quasi subito dopo la fine della gara. Il grosso problema della disponibilità dello stadio Collura, vincolata da una agibilità che ancora non c'è, non lascia dormire sonni tranquilli.

Si guarda passare inesorabile il tempo, senza vedere uno spiraglio che possa far capire che si sta lavorando per salvare l'Empedoclina, quasi sia divenuta un peso che nessuno vuol sostenere. Dicono che il Sindaco abbia rimandato il problema dello stadio ad inizio della nuova stagione calcistica, mentre l'assessorato di competenza non può elargire nessuna somma per il tanto desiderato "ripescaggio". Passa ancora qualche giorno e da un quotidiano leggo, che l'Empedoclina ha effettuato fusione societaria con l'Aragona, per disputare il campionato di prima categoria. E' la formula per dire che la nostra U.S.D. EMPEDOCLINA non esiste più, infatti nessun giocatore passa nella nuova squadra, la denominazione della nuova società, compresa la matricola, non fanno riferimento all'Empedoclina, non fosse altro per il titolo rilevato. Si va a scrivere così la parola fine alla storia della nostra gloriosa società. Mi è sembrato opportuno concludere, andando ad estrarre una frase, dal commento inviatomi da una persona, che ha avuto da sempre nel cuore l'Empedoclina e che adesso riporto in queste righe che sono le ultime rimaste:

"Io mi sento come il figlio che perde il genitore affetto da grave e inguaribile malattia, triste ma risollevato che finalmente questa sofferenza sia finita, con la dignita' che si meritava. Adesso rimangono i ricordi, le memorie, migliaia di aneddoti, lampi di trionfi, e bufere di dimensioni mastodontiche."